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Laboratorio d'Arte

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pag. 1 - pag. 2 (Via Crucis)

 

Gli Ulivi della Passione

 

 

 

 

 

 

Gli Ulivi della Passione Chiesa di Croce in Campo IMOLA I stazione - GALATINA II stazione - ALBANO LAZIALE III stazione - ALBANO LAZIALE

 

 

La presente pagina contiene le quindici tavole che rappresentano le stazioni della Via Crucis, più una per la prefazione ed infine una tavola per la copertina, pubblicate nel volume di poesie di Nico Mauro

"La polvere e l'acqua - parole lungo la via della croce"

Ed. L'officina delle parole - Collana: LibriLiberi

 

 

Premessa

Ammetto di aver accettato con grande trepidazione la proposta di rappresentare la Via Crucis attraverso il linguaggio simbolico degli Ulivi, impressi a fuoco su tavole di legno.
Temevo all’inizio di non potermi calare spiritualmente nell’abisso di dolore che, di Stazione in Stazione, si apre alle nostre anime e che la mia singolare modalità di rappresentare la Passione di Gesù rendesse più difficile la sua contemplazione e condivisione interiore.
Mi sono presto accorta, identificando gli Ulivi che “erano lì ad attendermi”  (come ha osservato Pompea Vergaro), che loro stessi mi trascinavano nelle zone più profonde della sofferenza, con le loro naturali capacità di comunicare sentimenti umani verbalmente indicibili.
Per la stessa ragione oso sperare che coloro i quali guarderanno attentamente queste tavole pirografate sapranno superare la breve esitazione di una lettura non immediata (assai facile, invece, nelle consuete rappresentazioni iconografiche) e si lasceranno attrarre dalle strazianti forme simboliche misteriosamente inscritte nei tronchi e nei rami degli Ulivi. 
Sono certa che queste tavole della Via Crucis saranno ben comprese anche da coloro che non sono credenti, per il fatto che il racconto della Passione rivela a tutti gli uomini la via universale verso “la più elevata umanità”, che ripudia i comportamenti ispirati alla prassi del “mors tua, vita mea” e attua invece l’insegnamento di Gesù: “mors mea, vita tua”.
Infine, mi preme dare risalto alla terribile situazione degli Ulivi del Salento che ora a migliaia sperimentano una loro propria “via crucis”, a causa dell’incuria e della cupidigia dell’uomo.
Queste mie tavole diventano così anche il grido di dolore dei miei Amici Verdi, con incerte speranze di una loro prossima “risurrezione”.

Silvana Bissoli

 

 

 

Getsemani - Vegliate con me

"... uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cedron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli ..." (Giovanni 18,1 )

- Qui Gesù lascia gli Apostoli, prega e accetta la Passione. Furono quelli i giorni in cui tutto cambiò! - (Pompea Vergaro)

 

Prologo

Giunsi umile come la polvere

1a stazione - Gesù dinanzi a Pilato è condannato a morte

Che cos’è la Verità

2a stazione - Gesù è caricato della croce

Il Verbo dolore

3a stazione - Gesù cade la prima volta

Per rialzare la croce ha sollevato il dolore

4a stazione - Gesù incontra la madre

Due volti e due mani protese

5a stazione - Gesù è aiutato da Simone di Cirene

Poi sarò solo

6a stazione - Gesù è asciugato in volto da Veronica

Così immobile restò quel tempo

7a stazione - Gesù cade la seconda volta

Io sono l’uomo che ha provato la miseria

8a stazione - Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Figlie di Gerusalemme non piangete su di me

9a stazione - Gesù cade la terza volta

Si concluda la via e con essa la pena

10a stazione - Gesù è spogliato dalle vesti

Nudo il corpo offeso

11a stazione - Gesù inchiodato sulla Croce

Quale è il supplizio

12a stazione - Gesù muore sulla Croce

E fu luce che reclina

13a stazione - Gesù è deposto dalla Croce

Una speranza nuova

14a stazione - Gesù è posto nel sepolcro

Scompare la morte…che fa buia la luce

15a stazione - Gesù è risorto

La strada del ritorno

 

    

Le affinità elettive degli ulivi della maestra del pirografo Silvana Bissoli
nel singolare percorso monografico della Via Crucis

La Via Crucis o strada dolorosa è un cammino antico che affonda le proprie radici in Terrasanta.  Importato dopo le Crociate, in Occidente, come ci narra la storia, traduce la venerazione dei primi fedeli riguardo la passione di Gesù dalla casa di Pilato sino al Calvario, traendo ispirazione da episodi narrati nel Vangelo e negli Apocrifi.
La Via ha segnato una parte fondamentale nella storia dell’arte sacra e devozionale e si è affermata, nel corso dei secoli, vantando un’ampia produzione artistica, come risultante di un ricco proliferare di opere differenti tra produzioni compositive stilistiche e iconografiche, affreschi, incisioni in rame, acqueforti, litografie, calcografie, formelle con diversi materiali, sculture e pitture ad opera di grandi artisti come lo stesso Raffaello, Botticelli, Dϋrer o Antonello da Messina o il Beato Angelico, solo per fare delle citazioni.

In questa straordinaria operazione editoriale, peculiare nel suo genere, “LA POLVERE E L’ACQUA”, il percorso della passione di Cristo conosce la poetica di Nico Mauro alla quale si fonde, sorprendentemente, il respiro dell’incisione con sottili segni di fuoco su legno, “GLI ULIVI DELLA PASSIONE” di Silvana Bissoli per offrire al lettore, lungo le pagine, in una complicità di linguaggi, un attraversamento tutto personale: sostare a ogni Stazione per entrare nella scrittura e soffermarsi presso opere d’arte simili ad acquerelli per condividerne emozioni e suggestioni, auspicando che ciascuno ne esca cambiato.
Il prezioso volume dà luogo, così, a una originale prospettiva che fornisce una diversa e ulteriore conoscenza, sia sul piano personale sia su quello artistico, che parte dal disegno di una volontà di condivisione in cui la nobiltà d'animo dei due autori, al di fuori di ogni consuetudine convenzionale, si lega a un quid di eterno e di classico, di armonia e di fatalità. Qui tutto può essere vissuto in maniera soffusa, su passi felpati e silenziosi, proprio per lasciare spazio all’arte, alla parola e alla meditazione.
Così le 16 tavole pirografate dell’artista imolese accanto al lavoro del poeta galatinese con Parole lungo le vie della croce, è divenuto, un interessante strumento di indagine, in una sorta di affinità elettive, dove la scrittura poetica di Nico e la scrittura col fuoco di Silvana, coincidono e si intrecciano appieno, partendo, entrambi, da una cognizione universale per tradurla in una nuova ricerca, senza scalfire, ciascuno, la propria identità. (...)

Così, Silvana Bissoli, dopo questo inaspettato e stupefacente incontro con la Via Crucis, ha realizzato uno straordinario percorso monografico, audace e ambizioso mostrando quanto, sempre più, si vada affinando la propria cifra stilistica e arricchendo l’esperienza culturale.
La sua mano ha guidato abilmente e ininterrottamente il pirografo, traendo linfa dalla sacra essenza degli ulivi, ne ha curato i dettagli, per narrare e tratteggiare, ancora una volta, una profonda riflessione sul destino dell’uomo, tra difficoltà, silenzio urlato, dolore ripiegato, patimento e cadute, -tre quelle del Cristo- in piena consapevolezza, in una sorta di inevitabile rassegnazione di fronte all’ineluttabilità del fato, ma sempre pronto a risollevare il capo! (...)

Da qui sgorga la forza degli ulivi nella loro intrinseca spiritualità.
Le opere pirografate rivelano testi organizzati e pensati, nulla è casuale, perché il significato è già scritto sugli ulivi: gli orizzonti svaniscono, i tronchi contorti, aggrovigliati e ripiegati in uno sforzo immane, a volte, apparentemente secchi, nonostante la loro robustezza, sembrano che stiano per spaccarsi e cedere di fronte a tanto dolore, ma sempre intravediamo la speranza, sia quando scorgiamo cenni di frondosi rami, nella Stazione Undicesima della Crocifissione, quando il Cristo rivolge le braccia al cielo, quasi a volerlo toccare, sia nella Quindicesima, con la dolente Maria e i seguaci che non lo hanno mai abbandonato, dalla quale traspare, indubitabile, la fiducia inconsapevole nella Resurrezione!
Pochi artisti hanno la capacità di rappresentarli nella loro interezza, pochi sanno catturare le architetture costruite o immaginate per esprimere quei valori culturali, sociali e spirituali del nostro tempo come sa fare questa maestra del pirografo, suggerendo opere vive e pulsanti che possiedono una esaltante forza creativa, segno per segno, con quella capacità di scortarci ogni volta per quella strada delle emozioni che non smette di parlare al cuore,
E ancora una volta la pirografista sottolinea, nel suo fare arte, di come e di quanto la natura possieda potere consolante di fronte al dramma della Passione e della stessa esistenza umana. E ancora una volta in questa strada dolorosa l’Opera di Silvana Bissoli, inequivocabilmente, colma di pathos, affonda le radici nella bellezza e nell’eternità!

Sembra degna di nota una breve riflessione sulla immagine di copertina realizzata con un’opera di Silvana Bissoli che si estende dalla prima alla quarta, come a voler abbracciare e contenere l’intero Corpus del libro.
La tavola narra di Gesù nel Getsemani, l’orto degli ulivi, come descrive l’evangelista Giovanni, fornendo la precisa ubicazione del giardino: "uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cedron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli"

Qui Gesù lascia gli Apostoli, prega e accetta la Passione.
Furono quelli i giorni in cui tutto cambiò!            

                                      Pompea Vergaro- critico d’arte

 

 

Commento

La Via Crucis pirografata da Silvana Bissoli è, a mio parere, la più moderna e drammatica raffigurazione di un evento senza tempo, che ripropone lo scontro fra il Bene ed il Male, fra la Luce e le Tenebre, ma con l’aggiunta di un’attuale seconda vittima: la Natura creata, di cui gli ulivi sono una vitale espressione.
Ho sempre pensato, con segreta speranza, che nell’orto del Getsemani l’angoscia di Gesù fosse in qualche modo mitigata dagli ulivi che lo circondavano. Di essi Egli conosceva bene la ricchezza dei significati simbolici, di sacralità e di spiritualità, e le tante citazioni che si trovano nella Bibbia, come l’episodio della colomba che torna all’arca di Noè tenendo nel becco un rametto d'olivo, segno di pace.
Nella sinagoga di Nazareth Egli aveva letto il passo di Isaia in cui è scritto che “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione..” e poi, mentre gli occhi di tutti stavano fissi su di lui, egli consegnò il rotolo all’inserviente dicendo: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura...» (Lc 4, 16-21): perché egli era il Cristo, l’Unto del Signore.
La Sua bella parabola delle dieci vergini (Mt 25) ricorda che l’ulivo è associato alla Luce, perché l’olio alimenta le lampade e rischiara la notte, come Lui è «la Luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9).
Nelle tavole di Silvana Bissoli colpisce la totale assenza delle figure umane, sostituite dalle tormentate forme degli ulivi. Siffatto contesto dà maggiore rilevanza alla desolazione provata da Gesù nel constatare che i discepoli non avevano ancora compreso il Suo Messaggio e Lo avevano lasciato solo.
Poco prima, durante l’Ultima Cena, Egli era rimasto deluso dalle loro dispute per occupare a tavola i posti più onorifici. Si era perciò chinato a lavare i loro piedi, come facevano gli schiavi, per un insegnamento perenne ancor oggi ben poco interiorizzato... Ma è nel Getsemani - dove Gesù sperimentò anticipatamente la Sua Passione - che il senso dell’abbandono fu totale. Aveva manifestato a Pietro e ai due figli di Zebedeo la Sua dolorosa situazione, dicendo: «“La mia anima è triste fino alla morte: restate qui e vegliate con me”. E avanzandosi un poco si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”». Ritornò per tre volte dai discepoli, li trovò che dormivano ed infine disse loro amaramente: «Dormite ormai e riposate!...... Alzatevi, andiamo; ecco colui che mi tradisce si avvicina». (Mt 26, 36-46)
Come ho accennato all’inizio, questa rappresentazione della Passione allude altresì alla “via crucis” della Natura creata, offesa dalle speculazioni economico-finanziarie e dall’incuria degli uomini. Silvana Bissoli denuncia così, in generale, i gravissimi rischi che incombono sull’intera Biosfera, poiché gli uomini non hanno sufficiente rispetto per il Creato e destinano preziose risorse al continuo potenziamento di ordigni bellici da “Giorno del Giudizio”. 
Proprio mentre la Chiesa, con Papa Francesco, ritrova le orme di Cristo e l’umanità inizia a percepirsi “una”, il Male si globalizza, ingigantisce e si evidenzia agli occhi di tutti.  Ancora nel 1916 Pierre Teilhard de Chardin così scriveva:
«Più l’Umanità si affina e si complica, più le possibilità di disordine si moltiplicano e più si accentua la loro gravità, poiché le montagne non possono ergersi senza che si scavino gli abissi, e ogni energia è ugualmente potente per il bene e per il male...La verità sulla nostra situazione è che, in questo mondo, siamo in croce.
Ora, il Cristo non ha voluto che la sua effige dolorosa fosse un semplice ammonimento piantato per sempre sul Mondo.  Sul Calvario, Egli è ancora e soprattutto, il Centro di confluenza e di pacificazione di tutte le sofferenze terrestri... L’unico modo di valutare l’immensità della Sua Agonia sta nell’individuarvi un’angoscia che è l’eco di tutte le angosce, vale a dire una sofferenza ‘cosmica’. Durante la Sua Passione, Gesù ha sentito gravare nella Sua anima, abbandonata e affranta, il peso di tutti i dolori umani, in una prodigiosa ed ineffabile sintesi. Li ha tutti adottati, sperimentati..».
E Benedetto XVI, nell’udienza generale dell’8 febbraio 2012, riferendosi al grido di Gesù sulla croce, “Dio mio perché mi hai abbandonato”, disse:
«Gesù in quel momento fa suo l’intero Salmo 22, il Salmo del popolo di Israele che soffre, e in questo modo prende su di Sé non solo la pena del suo popolo, ma anche quella di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male e, allo stesso tempo, porta tutto questo al cuore di Dio stesso nella certezza che il suo grido sarà esaudito nella Risurrezione: il grido nell'estremo tormento è al contempo certezza della risposta divina, certezza della salvezza – non soltanto per Gesù stesso, ma per ‘molti’».
Queste tavole pirografate hanno qualcosa in comune con la Sacra Sindone, il cui lino, nell’istante della Risurrezione, è rimasto bruciato superficialmente da un intenso bagliore. Per analogia, possiamo così ritenere che questa straordinaria Via Crucis conservi le tracce indelebili di ogni Stazione, incise dal fuoco dell’arte e dell’amore di Silvana Bissoli: una serie di “Sindoni” offerte alla meditazione di ogni persona che cerchi di cogliere, almeno in parte, l’insegnamento umano del Dio incarnato.

Fabio Mantovani


P. Teilhard de Chardin, La Vita cosmica,il Saggiatore, Milano 1970, pp 98-99.